Risposta a Roberto Fico

Mercoledì 12 dicembre è stata pubblicata su La Stampa la lettera aperta di Roberto Fico, Presidente della Camera dei Deputati, sul tema della TAV e dello sviluppo sostenibile.

Nel seguito la nostra risposta a Roberto Fico, come pubblicata su La Stampa venerdì 14 dicembre.

Gentile dottor Roberto Fico,
nella sua lettera a La Stampa parla di un modello differente di sviluppo del territorio e del Paese. A fronte della visione del mondo che lei auspica, abbiamo pensato di raccontarle la nostra.

La globalizzazione, ci piaccia o no, è un processo in corso profondamente interconnesso con aspetti della realtà che interessano molto anche la sua parte politica: Internet, i droni e le auto elettriche, tanto per citarne qualcuno. La globalizzazione ha elevato al di sopra della soglia della povertà molte persone sul pianeta (si calcola circa un miliardo), ma alle nostre latitudini ha causato un certo sconquasso.

Molti hanno perso il lavoro, alcune aziende non sono sopravvissute alla crisi, altre hanno lasciato il nostro territorio. La politica finora ha fatto poco per arrestare il fenomeno, non è riuscita a intervenire sulle cause o a mitigarne i costi, elevati e molto rigidi.

Il processo di post-industrializzazione di alcune zone del Paese come il Piemonte, o la mancata trasformazione industriale al Sud, hanno fatto nascere nuove povertà che non hanno trovato risposte nella politica. In più, la situazione di indigenza in cui molte persone si sono trovate dopo aver perso il lavoro, ha minato i loro stessi diritti fondamentali, come quello di desiderare una vita migliore per sé e per i propri figli.

È naturale che in situazioni di instabilità come questa si rimpianga il piccolo mondo antico e si cerchi conforto tra le proprie mura, ma noi pensiamo che proprio ora sia necessario connettersi, accettare le sfide e tornare a competere.

Dovrà essere una competizione basata non sul censo ma sul merito e sull’impegno, a partire dalla scuola. Se poi la competizione riesce a portare sulla scena internazionale il valore e l’unicità di prodotti e servizi del nostro territorio, la ricerca scientifica e l’innovazione, la cultura e l’arte che ci invidiano in tutto il mondo, vorrà dire che avremo vinto le sfide delle connessioni logistiche e virtuali.

Per tornare alla nostra “linea mista merci e passeggeri”, ormai generalmente etichettata come TAV, non sarà certo la panacea di tutti i mali, ma certamente costituisce un modo concreto di aprirsi e collegarsi ad altre zone del pianeta. Noi scommettiamo che questa linea potrà dare all’area del Nord Ovest e non solo una serie di opportunità di collegamento e di sviluppo che, se ben interpretate, potrebbero farci uscire dall’isolamento portando maggior benessere ai cittadini e alle imprese.

Dovremmo anche smettere di dire che il profitto sta da una parte sola o che i vantaggi delle grandi opere sono solo di qualcuno, quando tutto un territorio ne può beneficiare, se è in grado di raccogliere la sfida di collegarsi ad un mondo più grande, dove la qualità dei prodotti locali viene valorizzata dal confronto con altri. Semmai, a nostro parere, crescere in un modello di sviluppo sostenibile dovrebbe rendere ancora più forte il dovere alla solidarietà e all’inclusione, in un innovativo processo di restituzione sociale.

Certamente in passato sono stati commessi errori nel presentare l’opera in Val di Susa. Tutti insieme dovremmo mettere al primo posto la ripresa del dialogo con le comunità locali. Tuttavia, nella mediazione deve essere tenuta presente la dialettica tra interessi locali e interessi nazionali, dove per nazione dobbiamo considerare quanto meno l’Europa.

Infine, per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, economica e sociale dell’opera, siamo certe che oggi, dopo decenni di indagini, l’attenzione su questi aspetti è massima da parte di tutti gli attori in gioco, grazie proprio ai riflettori che sono stati accesi da chi si è speso opponendosi alla costruzione del nuovo tunnel.

Cordialmente,
Il comitato Sì, Torino va avanti